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Pdtavazzano
parole in libertà

30 novembre 2008
Lettera aperta dai dirigenti scolastici e dai docenti della provincia di Lodi
  

Al Ministro dell’Istruzione

dell’Università e della Ricerca

on. Maria Stella Gelmini

v.le Trastevere 76/A

00153 ROMA




On. Ministro Maria Stella Gelmini,


ci rivolgiamo a Lei, con questa lettera aperta, in un momento in cui la scuola è prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica e il dibattito si infervora nelle piazze, nei cortei, sui giornali, negli incontri organizzati, nelle sedi istituzionali (organi collegiali della scuola, consigli comunali...).

Il decreto 137 è appena diventato legge dello Stato e, in quanto tale, “…è fatto obbligo a chiunque spetti, osservarla e farla osservare”. Come dirigenti scolastici e come docenti sappiamo bene che cosa ciò significhi.

Ma, proprio perché impegnati quotidianamente nella costruzione paziente, responsabile, seria e appassionata della scuola, vogliamo coltivare su questo terreno la libertà di pensiero e il confronto delle idee, tenendo vigile la nostra capacità di discernimento. Pertanto, nel rispetto delle leggi dello Stato e dei ruoli che al suo interno ci troviamo a rappresentare, vogliamo porgere alla Sua attenzione alcune considerazioni.


Anche noi, come molti, siamo rimasti “sorpresi” dalla decretazione d’urgenza. Purtroppo non è una novità il mancato coinvolgimento degli attori della scuola reale nei momenti decisionali che preludono a qualche riforma, tuttavia mai ci saremmo aspettati questo tipo di intervento, con queste modalità, con questa lettura dei problemi che pur riconosciamo esistere nella scuola e, prima ancora, nel tessuto sociale.


Ci aspettavamo che cambiamenti di tale portata, destinati ad incidere profondamente sull’impianto e sulla natura della scuola, parlassero il linguaggio pedagogico-culturale proprio del mondo della scuola. Come spiegare ai nostri alunni il “perché” di certe scelte? Dove troviamo le “giustificazioni pedagogiche” da cui far discendere le scelte organizzative, didattiche, metodologiche … che devono essere esplicitate nei nostri piani dell’offerta formativa ?


Non ci aspettavamo che la scuola venisse considerata dal MIUR e dal Governo una semplice voce di spesa, per altro così poco importante. La volontà di “tagliare” le risorse è l’unico criterio dichiarato: “tagli alla spesa pubblica per riqualificarla” . La scelta non ci trova d’accordo, ma almeno è chiara. Ci chiediamo, invece, come sia possibile adottare lo stesso criterio per liquidare sbrigativamente tutti gli altri aspetti. Si taglia la cultura della valutazione (che solo ora sembra approdare a livelli già raggiunti da altri paesi), si tagliano 30 anni di storia dell’integrazione scolastica, si taglia il principio di sussidiarietà (fortunatamente oggi reintegrato grazie all’azione congiunta delle Regioni), si taglia la già malferma autonomia dei nostri istituti.


Noi pensiamo che su tali questioni la logica dei “tagli” non sia applicabile. Come si può impedire alla ricerca di progredire, alla storia di contare, all’evoluzione (anche normativa) di produrre i propri effetti? Il comprendere e il far comprendere sono tra gli obiettivi fondamentali del nostro lavoro: se soffocassimo le nostre coscienze come potremmo continuare ad essere educatori credibili presso i nostri ragazzi?


Ad una “riforma” costruita sui “tagli” noi vorremmo rispondere con una politica dell’impegno (che rinnoviamo anche attraverso queste righe) a salvaguardare la qualità della scuola attraverso la pratica corretta, responsabile e costruttiva di tutte le forme di autonomia che la legge ci riconosce. Paradossalmente, l’autonomia ancora incompiuta e drasticamente indebolita dai decreti Tremonti-Gelmini ci sembra essere il riferimento da cui partire per “realizzare” ciò che per legge non può essere disatteso e, nel contempo, per “non smantellare” il patrimonio di esperienze, di conoscenze e di conquiste che la scuola ha saputo costruire in questi anni. Pertanto:


  1. in virtù del principio dell’autonomia organizzativa (DPR 275/99 art. 5), pur in presenza di pesanti riduzioni del personale, eviteremo di proporre ai nostri alunni la figura del “maestro tuttologo”, superata dalla storia e inconciliabile con il profilo professionale del docente di oggi. Studieremo nuovi modelli organizzativi col preciso intento di garantire la ripartizione degli ambiti disciplinari tra più docenti.



  1. In virtù della stessa autonomia organizzativa, eviteremo di formare classi separate per alunni stranieri. In questi ultimi anni abbiamo sperimentato soluzioni efficaci, funzionali all’integrazione e agli apprendimenti, sicuramente meno dispendiose sul piano economico delle classi ad hoc (per le quali in molte realtà occorrerebbe costruire anche le aule!). Inoltre, l’esiguità delle risorse non indurrà le nostre scuole a negare interventi concreti di aiuto agli alunni in situazione di svantaggio, con disturbi dell’apprendimento, con difficoltà o disabilità di vario tipo. Le risorse (qualunque esse siano) verranno destinate “anche” al recupero e al successo formativo degli alunni più deboli.



  1. In virtù dell’autonomia didattica (DPR 275/99 art. 4 comma 3) non faremo dell’educazione alla Costituzione e alla cittadinanza (da anni presente nella scuola italiana) una materia separata, noiosamente ed anacronisticamente trattata in un’ora dedicata. Continueremo, invece, ad agganciare questa preziosa “materia” ai contesti vivaci e di ben più ampio respiro nei quali matura la progettazione interdisciplinare di noi docenti.



  1. In virtù dell’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo (DPR 275/ art. 6) non faremo del voto numerico l’unico criterio di valutazione dei nostri alunni. Perfino ai non addetti ai lavori appare evidente che il voto è incapace di rappresentare la complessità di un processo valutativo che vuole essere formativo, non solo sanzionatorio, non solo misurativo. La media aritmetica sarà uno degli indicatori, accanto ad altri elementi di giudizio, di cui terremo conto nell’esprimere il voto (es. i livelli di partenza, gli stili cognitivi, l’impegno, eventuali difficoltà… ), che appartengono alla cultura della valutazione autentica.


Non vorremmo, on. Ministro, che tutto ciò venisse inteso in termini contrappositivi. Con la legge 59/97, meglio nota come Legge Bassanini, si sono aperti orizzonti anche nella Pubblica Amministrazione difficili da cancellare con un taglio. Grazie al processo culturale avviato verso la fine degli anni ’90 e culminato con la modifica al titolo V della Costituzione, noi scuole abbiamo imparato a distinguere i nostri compiti da quelli dello Stato. Mano a mano che acquisivamo consapevolezza del nostro status di enti autonomi, abbiamo imparato ad agire in maniera funzionale alle richieste del territorio, a trovare soluzioni differenti per rispondere ad un’utenza sempre più articolata e variegata, ad utilizzare al meglio le risorse che avevamo a disposizione. Così facendo abbiamo imparato a “render conto alla nostra utenza” della qualità dell’offerta messa in campo. L’imposizione del grembiule, piuttosto che del voto, piuttosto che dell’ora di… ci sembrano mortificare (sarebbe meglio dire “ledere” sul piano giuridico) quell’ autonomia che ha, addirittura, dignità costituzionale. Con un effetto devastante: tagliare la libertà significa tagliare anche la responsabilità (= possibilità di render conto a qualcuno).


Dallo Stato ci aspettavamo tutt’ altro. Ci aspettavamo sì una riorganizzazione generale del sistema scolastico, ma non pensavamo certo alla scuola primaria! Da anni attendiamo un rinnovo degli ordinamenti (oltre che dei programmi) della scuola secondaria superiore. A chi spetta questa operazione, se non allo Stato? Da anni attendiamo una definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e degli standard relativi alla qualità del servizio (DPR 275 art. 8): a chi spetta tale compito se non allo Stato? Riforma degli organi collegiali, nuovo sistema di reclutamento dei docenti, indicazioni per il curricolo (chiare e definitive una volta per tutte!): questo ci aspettavamo!


Se si vuole mettere ordine al sistema, perché non cominciare a riconoscere le sfere di competenza (tra Stato ed autonomie scolastiche) chiedendo a ciascuno di fare bene il proprio lavoro? Se si vuole esprimere una valutazione sul sistema scuola, perché non cominciare a definire adeguati criteri (non è forse di competenza dello Stato definire regole e controlli?), che potrebbero portare anche a qualche “taglio”, ma non in maniera indiscriminata? Se si vuole migliorare la qualità dell’istruzione, perché non dare credito alla scuola che lavora, alla ricerca pedagogico-didattica, al confronto dialettico?


Non possiamo rinunciare a sperare e, pertanto, vogliamo confidare ancora nella possibilità di modificare in meglio la portata degli interventi fin qui proposti.



Lodi, 10.11.08



I dirigenti scolastici e i docenti

della provincia di LODI

di cui all’elenco allegato





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30 novembre 2008
Riflessioni di Italo Fiorin sulla scuola
  

IL RITORNO DEL MAESTRO UNICO: non solo ragioni economiche

dietro la scelta del governo.

Una scuola da far paura. Il “disegno Tremonti” ha una motivazione ideologica.

Distrugge le utopie della sinistra ma anche la stessa “riforma Moratti”

di Italo Fiorin *


Quale è il progetto di scuola che guida l’azione del governo? Prendiamo in considerazione quello che rappresenta il segnale più eloquente (meno folkloristico del grembiulino, meno

enfatico del 5 in condotta, meno populista della riproposizione del voto): il ritorno al maestro unico nella scuola elementare.


Si tratta del primo vero provvedimento strutturale, capace di incidere in modo bruciante nel corpo della scuola.

La mossa è spiazzante, un blitz sul terreno meno presidiato dalle attese: tutti ad augurarsi il completamento di una riforma infinita, capace di proseguire e completare i provvedimenti avviati dai precedenti governi, ed ecco che viene rivoluzionato l’assetto ordinamentale della scuola primaria, quella che – insieme alla scuola dell’infanzia – meglio si comporta al vaglio delle valutazioni internazionali e gode di un larghissimo consenso tra i genitori.


Con una cifra democratica che si commenta da sé, eludendo il dibattito parlamentare ed

evitando un qualsivoglia confronto con la scuola reale e con chi la rappresenta, il colpo di

mano si concretizza in un amen.

Timide giustificazioni “pedagogiche” («anch’io ho avuto una sola maestra») tentano di coprire con una foglia di fico quella che ai più appare la vera ragione del provvedimento

inatteso: il risparmio economico.

Gli sprechi non sono mai giustificati, ed è comprensibile che quando ci sono difficoltà economiche si spenda con maggior oculatezza.

Naturalmente i tagli e i risparmi riguardano ciò che viene considerato superfluo o meno rilevante, si cerca, insomma, il male minore. Non ci vorrebbe molto a dimostrare quanto siano pretestuosi o esagerati gli argomenti addotti. Si dice che tre insegnanti sono troppi per una classe, sottintendendo che siano impegnati su una sola classe, cosa che non è.


Ci sono situazioni nelle quali il rapporto numerico insegnante-alunni è eccessivo, ma si potrebbero sanare senza ricorrere alla macelleria grossolana; quando si fanno paragoni con altri stati, bisognerebbe ricordarsi che da noi operano insegnanti specializzati nel sostegno, e questo perché è stata fatta, a suo tempo, una scelta di civiltà che ci onora: l’integrazione degli alunni con disabilità e con problemi rilevanti nelle classi di tutti.


Se la nostra scuola primaria è tra le prime al mondo, lo si deve anche a questa scelta coraggiosa, che ha promosso l’individualizzazione dell’insegnamento, la pratica dei gruppi cooperativi, la cura della personalizzazione dell’apprendimento, e ha contribuito ad un rinnovamento della didattica purtroppo sconosciuto nella scuola superiore.


Oggi poi le classi sono sempre più multiculturali e sono la scuola dell’infanzia e quella elementare, ancora una volta, a farsi luogo di accoglienza e pacifica convivenza.


Naturalmente tutto questo ha un costo, in termini economici, che finora la nostra comunità nazionale ha dimostrato di apprezzare, ed in termini umani, perché sono i docenti e non i saccenti che sulla loro pelle sperimentano la fatica dell’inclusione.


Ma quello che viene svelato dal piccolo golpe estivo è qualcosa di più inquietante di una operazione contabile sulla pelle della scuola. La vera colpa della scuola primaria non è di costare troppo, ma di essere culturalmente irriducibile alla cultura che oggi vuole governare.


Quando il ministro Tremonti rinfaccia alla nostra scuola di essere figlia del ’68, ci offre la vera chiave interpretativa.

La nostra scuola ha, in effetti, un debito con quel periodo, ma non secondo le allusioni del ministro, che attribuendovi l’inizio di tutti i mali, lascia intendere che prima la scuola funzionava bene.

Basti un solo richiamo emblematico: la lettera ad una professoressa, scritta dai ragazzi di Barbiana. È del 1967. Bisogna tornare a rileggerla, per ricordarci come eravamo, con il grembiulino dal colletto inamidato e il libro di testo governativo.

Era una scuola che dava i voti e che bocciava. Era una scuola del merito? Era una scuola che aveva un orario di 24 ore. Era un tempo sufficiente per il figlio del dottore, ma per il figlio del bracciante? E la società è rimasta, oggi, quella di allora?


L’operazione nostalgia, in realtà, ha un’anima ideologica molto robusta e moderna, anzi più che moderna.


Il fatto è che, progressivamente, il paradigma educativo che ha costituito l’anima della nostra scuola – da don Lorenzo Milani e Mario Lodi, dal documento Falcucci alla legge517/77, via via fino ai nuovi programmi della scuola media (’79), elementare (’85) e materna (’91) – si è indebolito e sta per essere sostituito dal nuovo paradigma vincente, quello economico.


La rivoluzione culturale del ministro Tremonti ha principi chiari: la scuola ha valore se risponde alle richieste del mercato, non se è luogo di umanizzazione attraverso la cultura.

Ai più basti una solida alfabetizzazione strumentale (leggere, scrivere, far di conto) e poi a lavorare. Attraverso la competizione si selezioneranno i meritevoli, su questi sarà produttivo investire.


Rischia così di chiudersi, prima ancora di essere stato completato, quel processo di riforma che, in sintonia con le riforme degli altri paesi europei, aveva preso avvio a partire dalla metà degli anni ’90 e aveva ispirato l’azione dei ministri Berlinguer, De Mauro, Moratti, infine Fioroni.

Pur nella differenza non solo di stile personale ma anche di orientamento culturale e politico, c’erano forti tratti di continuità nell’azione dei diversi responsabili dell’istruzione. La consapevolezza dei punti deboli era accompagnata da un forte impegno di innovazione.

La scorsa legislatura aveva consegnato alla nuova una scuola “cantiere aperto”, impegnata a completare la riforma, non una tabula rasa. L’agenda condivisa riguardava una riforma da completare, non una rivoluzione ideologica.


Quello che forse non è messo sufficientemente in luce è che il disegno di Tremonti distrugge non semplicemente le utopie della sinistra, e i fantasmi del ’68, ma la stessa riforma Moratti.

Che spazio c’è per l’equipe pedagogica, quando ritorna il maestro unico? Che fine fa il portfolio, se si ripropone il voto? Che senso ha aprire l’offerta formativa della scuola alle proposte e alle scelte delle famiglie, se non c’è tempo che per una mera alfabetizzazione strumentale?

I capisaldi pedagogici di quella riforma vengono tranquillamente spazzati via.


Quello che viene presentato come ritorno al buon tempo antico e, insieme, come premessa di un futuro nel quale il merito sarà riconosciuto, gli insegnanti adeguatamente retribuiti, le classifiche internazionali scalate, è in realtà non una operazione di semplice cambiamento, ma di mutazione della natura della scuola.


Nella riforma Moratti convivevano con difficoltà e contraddizioni le due anime, quella funzionalista e quella personalista. La rivoluzione di Tremonti toglie ogni ambiguità.


Spegne la speranza; ci consegna una scuola da far paura.


16 settembre 2008

* presidente del corso di laurea in scienze della formazione primaria

dell’università LUMSA di Roma




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28 novembre 2008
Dall'Unità di oggi....per non smettere mai di lottare
 
Il giullare odiato dalla mafia
di Carlo Lucarelli

Giulio Cavalli è un attore. O meglio, un giullare, come si definisce lui. Giulio fa quello che in maniera semplicistica definiamo Teatro Civile, e non a caso lo scrivo con le maiuscole. Uno dei suoi ultimi spettacoli, per esempio, si chiama "Linate 8 ottobre 2001: la strage" e racconta uno dei più grandi disastri della nostra aviazione civile, con tutta la sua drammaticità e il suo mistero.

Ma siamo in Italia. Uno degli argomenti di cui ci si può occupare quando si fa teatro civile da noi è la Mafia, e Giulio questo lo fa. Con uno spettacolo che si chiama "Do ut Des" e con una trasmissione radiofonica che va in onda su AgoraVox Italia e che ha un titolo indicativo, perché si chiama "Mafiopoli", che è come Peppino Impastato chiamava il suo paese, con ironia e coraggio.

E infatti Giulio Cavalli fa come Peppino Impastato: ride di mafia. Però siamo in Italia. Così Giulio è sotto protezione da parte delle forze dell'ordine, si ritrova bare disegnate sul muro del teatro che gestisce a Nebbiolo di Tavazzano in provincia di Lodi, e l'ultima cosa che gli è successa è che gli hanno scritto sulla fiancata del furgoncino smettila, e non dimentichiamo e Riina Libero, con una croce vicino, perché capisca bene.

Allora, non dimentichiamocelo che siamo in Italia. Perché è da un po' che sta succedendo questa cosa, che oltre a quelli che stanno in prima linea nella lotta alla Mafia, come magistrati, forze dell'ordine, amministratori e giornalisti, vengono minacciati e colpiti anche gli scrittori, anche gli attori, anche i giullari, oltre che i semplici cittadini. E questo significa due cose. Che la cultura fa paura come la legge e l'informazione, perché è lei stessa legalità e informazione. E che questa guerra contro la Mafia non ha trincee. È guerra totale, e a combatterla siamo chiamati tutti.

28 Nov 2008
politica interna
28 novembre 2008
Dal PD nazionale

Un nuovo Welfare
La forza di cambiare
“Per uscire dalla crisi dobbiamo trovare il coraggio di cambiare, di innovare e di riformare”. Il Partito Democratico, con le parole di Enrico Letta, ha inaugurato il suo percorso di discussione e ascolto lungo quattro mesi che lo condurrà, in primavera, alla Conferenza Nazionale sul nuovo Welfare del PD.

“Quella che stiamo attraversando – dice il ministro ombra delle Politiche Sociali del PD – è la più grave crisi economica e sociale della nostra vita”. Una crisi che esige una risposta immediata, seria, responsabile. Quella risposta per il PD va trovata in un nuovo Welfare. Un’idea di stato sociale, cioè, che abbandoni il vecchio modello mediterraneo “costruito sulla centralità del maschio adulto italiano” e sposti la sua attenzione sulla “persona”. Tiene a ribadirlo Letta nel suo intervento: “Noi non ci accontentiamo di garantire solo chi già è garantito. Ci interessano, invece, gli ‘assenti’, gli ‘invisibili’, i non tutelati dal welfare”.

In questo quadro, sono le famiglie che, per l’esponente PD, rischiano di pagare il prezzo più alto di un Paese che è il “più ineguale del mondo occidentale, il più ingiusto”. Quelle persone e quelle famiglie che, oggi più che mai, semplicemente non riescono ad andare avanti.
E allora qual è la strada da intraprendere? Per Letta un nuovo modello di Stato Sociale non deve ridursi alle pensioni e alla sanità, ma agire anche in direzione di “politiche forti per rilanciare la buona occupazione e contrastare la precarietà del lavoro, di interventi per l’integrazione sociale, per la famiglia, per la casa”.

Insomma, tutto il contrario della Social Card presentata dal governo in questi giorni che, come sottolinea Letta, è solo il “simbolo del capitalismo compassionevole”. Perché la vera soluzione, suggerisce nel corso dell’incontro Pierluigi Bersani ministro dell’Economia e delle finanze del governo ombra, è un sistema di welfare “rigoroso” senza il quale non ci può essere vera crescita e nemmeno la preparazione necessaria per affrontare il futuro. Perché, ricorda ancora Bersani, “usciti da questa crisi il mondo continuerà ad essere globalizzato” e l’Italia non permettersi di farsi trovare impreparata.

Per fare ciò, subentra Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, c’è bisogno di una maggiore collaborazione tra le parti sociali. In modo tale da “mettere insieme un meccanismo che sposti il baricentro verso la qualità e l’innovazione”. E allora non circoscrivere, ma allagare il ventaglio di azione del nuovo welfare, perché quello attuale, come sottolinea Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari opportunità, “non è più adeguato ad una realtà che è cambiata”.

Nel ridisegnare il nuovo sistema bisogna evitare sperperi e clientelismi. Tito Boeri ricorda, infatti, che per proporre un’alternativa valida al presente è necessario “ristrutturare la spesa sociale” per non cadere nell’errore di spese paradossali e ingiustificate. Bisogna cioé evitare che gli strumenti del welfare si trasformino in strumento di potere politico.

Così non deve essere, perché è il Paese, per il PD, ad essere prima di ogni cosa. Un Paese, ricorda all’inizio del suo intervento Walter Veltroni, “immerso nella recessione” che chiede risposte immediate. E visto che il governo “ha sbagliato ogni previsioni” e ancora adesso sembra inerme di fronte alla grave situazione che le famiglie italiane stanno vivendo, il PD chiede se sia realmente disposto ad un confronto o, come ricorda il leader del PD, pensa di andare avanti a “spot” e “misure grottesche”.

Non c’è più tempo per gli slogan. Il welfare oggi è “una coperta stretta. Occorre ripensarlo”.
Intervendo al convegno iniziale 'Persona, famiglia, comunita', Veltroni ha sottolineato che 'fuori dalla coperta ci sono milioni di persone e tra queste due categorie in particolare: i precari, i primi a uscire dalle aziende in crisi, e i lavoratori di 50 anni che perdono il lavoro e vedono il buio davanti a se''.

Secondo Veltroni, occorre ripartire da quattro parole-chiave: “rischi, opportunità, valutazione e formazione”. Tradotto: dare il via a una serie di “interventi per abbassare i tassi di interesse; altri per flessibilizzare i parametri come previsto dai piani Merkel-Sarkozy e Gordon Brown. Avere la forza di fare un'operazione strategica perché i soldi siano spesi per rilanciare il consumo e la domanda. La società italiana - prosegue - è ferma, abbiamo bisogno di rimettere in moto l'ascensore sociale tramite le opportunità''. Indispensabile dunque “una gigantesca operazione di redistribuzione della ricchezza, rimettendo in moto le opportunità per il talento e la capacità di rischiare”. Quanto alla “valutazione, abbiamo bisogno di un sistema universitario e scolastico che sia valutato dall'esterno” e idem per il sistema sanitario. Infine, la formazione: “non c'è welfare senza formazione. Una persona che a 50 anni perde il lavoro - ribadisce il segretario PD - deve entrare in una logica di “formazione permanente e non di sussidio”.

Sono questi i punti irrinunciabili da cui far ripartire un nuovo modello di welfare. Questi, i primi passi verso un futuro più equo e giusto. Un futuro che il PD intende trasformare presto in presente.




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politica interna
25 novembre 2008
affari sociali news
 

Da: pd.affarisociali [mailto:pd.affarisociali@camera.it]
Inviato: martedì 25 novembre 2008 14.54
A: Undisclosed-Recipient:;
Oggetto: Affari sociali news.htm
Priorità: Alta
 
 

I deputati PD della Comissione Affari SocialiNewsletter n. 2 - novembre 2008

 
 
Il tempo... "sanitario" che ci è dato vivere
di Gero Grassi - Vicepresidente della Commissione Affari Sociali

 

Durante il Governo Prodi, e con Livia Turco Ministro della salute, gli sforzi e gli obiettivi della sanità italiana erano stati quelli di avvicinare le distanze, di recuperare i ritardi, di qualificare la spesa sempre all'insegna della piena attuazione dell'articolo 32 della Costituzione che sancisce la salute come diritto di tutti i cittadini.
Con il Governo Berlusconi abbiamo assistito subito all'accorpamento del Ministero della salute con quello del lavoro, sancendo di fatto un declassamento dello stesso Ministero. Poi pian piano che la legislatura scorre, assistiamo da un lato a dichiarazioni devastanti come quella sulla "privatizzazione degli ospedali, dall'altro ad atti che ampliano le differenze Nord-Sud, riducono diritti, comprimono speranze.
Non è questa la sede per un approfondito dibattito.
Qui voglio ricordare quanto si è verificato in occasione della Convention democratica con la quale Barack Obama è stato indicato quale candidato dei Democratici alla Presidenza della Repubblica USA oltre un mese fa.
Il lunedì, primo giorno della Convention, ha preso la parola un vecchio Senatore Democratico, certamente il più noto Senatore democratico. Dal cognome tristemente famoso. Sto parlando di Ted Kennedy, fratello del Presidente John, ucciso a Dallas nel lontano 1963 e di Bob, ucciso a Los Angeles nel lontano 1968, quando correva per le presidenziali USA.
Ted Kennedy, gravemente ammalato per un tumore al cervello, è arrivato nella città dove si svolgeva la Convention democratica la domenica prima. È stato ricoverato in ospedale, perché ormai non più autosufficiente ed il lunedì ha voluto intervenire in favore di Obama. Uno dei passi più toccanti dell’intervento di Ted Kennedy è stato certamente quello sulla sanità americana.
Ted Kennedy rivolgendosi ad Obama, dopo avergli detto che sarebbe stato eletto Presidente Usa, coronando il sogno dei fratelli che si erano battuti per la piena eguaglianza tra bianchi e neri, ha auspicato di essere ancora in vita il primo martedì di novembre 2008 per dare il proprio voto al giovane Obama. [...segue]
 
 
In Commissione
 
Audizione informale Commissioni riunite Cultura e politiche dell'Unione Europea
di Donato Renato Mosella
Il 5 novembre scorso la Commissione Cultura, Scienza e Istruzione e la Commissione Politiche dell'Unione Europea hanno svolto congiuntamente una audizione informale centrata sulle politiche dell'Unione Europea in materia di sport, con particolare riferimento alla libera circolazione degli atleti professionisti.
All'audizione del presidente del CONI, Gianni Petrucci, del Capo Gabinetto del CIO, Christophe De Kepper e del direttore delle relazioni internazionali FIFA, Jérome Champagne, sono stati invitati a partecipare anche alcuni parlamentari, di maggioranza e di opposizione, di altre commissioni. [...segue]
 
In Aula
 
Legge finanziaria e Bilancio dello Stato - Discussione generale
Intervento di Donato Renato Mosella
 
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali
Intervento di Donato Renato Mosella
 
 

 
 Diritti e opportunità per l'infanzia
di Daniela Sbrollini

 

La legge 285 del 1997 che promuove i diritti e le opportunità per l'infanzia e l'adolescenza sarà parzialmente rifinanziata con 10 milioni di euro all'anno per il periodo 2009-2011. Questa la conseguenza di un emendamento alla legge finanziaria presentato dal gruppo Pd che mi vede prima firmataria. Un risultato importante se si aggiunge che l'emendamento ha avuto il consenso della Commissione Affari sociali e del Governo. Si tratta di uno dei pochi emendamenti del centro sinistra approvati. Le risorse per rifinanziare la legge 285, "tagliata" invece dal Governo in sede di presentazione della proposta, saranno reperite con una riduzione delle dotazioni di varie missioni di spesa del ministero dell'Economia e di quello dello Sviluppo economico. [...segue]

 

 
Il muro prima dei banchi
a cura di Luciana Pedoto

 

Il mese di ottobre è stato segnato da un dibattito breve, purtroppo, ma ugualmente importante: il contrasto alle povertà e alle disuguaglianze sociali.
Tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si sono confrontate; certo, avremmo apprezzato di più un dibattito più ampio.
La società in cui viviamo, in cui la sobrietà sembra un concetto superato, porta ad una continua corsa verso consumi sfrenati, verso la spesa e verso il superfluo, l'abuso al ricorso degli strumenti dei mezzi finanziari, ha rovinato centinaia di famiglie e ci ha fatto perdere la consapevolezza che "nessuno si salva da solo" e la consapevolezza che la solitudine, anche quando è accompagnata dal superfluo, non significa felicità. Questo perché "noi abbiamo perso la dimensione del noi". Una società che perde la dimensione del noi dà vita all'individualismo e all'egoismo, che, a loro volta, aprono la porta agli abissi della povertà.
I poveri non sono belli, sono brutti. Così una certa politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. La povertà è dimenticata, abbandonata, rappresenta un fastidio perché ci troviamo nel trionfo dell'indifferenza e del "me ne frego", nella convinzione - erronea - che poveri si nasce e che vi è un limite preciso tra chi lo è e chi non lo è. [...segue]
 

 
Testamento biologico
di Paola Binetti

 

Una legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà con riferimento al momento di fine vita sta diventando sempre più necessaria, come conferma la esplicita volontà del Governo in questa XVI legislatura. Ciò conferma la serietà e l’impegno del lavoro svolto nella precedente legislatura dalla XII commissione del Senato, presieduta da Ignazio Marino, che ha dedicato a questo tema la parte maggiore del suo tempo, coinvolgendo nelle audizioni decine di esperti di tutti i possibili ambiti culturali, sia a livello personale che istituzionale.
Sono stati ascoltati giuristi, clinici di diverse specializzazioni, bioeticisti, sociologi, ecc. I loro contributi sono stati raccolti in un volume ad hoc pubblicato nel marzo 2007 dal Senato e reso disponibile a tutti coloro che volessero farne richiesta. Sono stati promossi seminari, convegni internazionali, incontri all’interno del gruppo e incontri di intergruppo, in altri termini è stato fatto un lavoro massiccio e capillare per cercare di fare chiarezza su tutte le implicazioni che questo tema comporta.
La legislatura però si è interrotta proprio nel momento in cui la relatrice, la senatrice Bassoli stava stendendo con pazienza certosina un disegno di legge che raccogliesse le migliori proposte e le migliori suggestioni emerse dal dibattito nei suoi diversi tempi e luoghi. [...segue]
 
 




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politica estera
25 novembre 2008
Vedi sito nazionale
 


Recessione!

Anche l'Ocse certifica la recessione. Il Pd continuerà a fare la sua parte e riproporrà le sue ricette per affrontare la crisi. E' inutile spargere ottimismo. Prima va stabilito l'ammontare delle risorse e poi le misure. La Finanziaria è sbagliata.


PRIMO PIANO
Una "fatalità" annunciata
Crolla soffitto, un morto e 20 feriti. Ma i fondi sono stati tagliati dal Governo del 22%.

Un voto, un posto di lavoro
Chiodi (PDL) per conquistare l'Abruzzo le prova tutte: offre lavoro in cambio di voti.

Consumatori, consumate!
Berlusconi, a Pescara lancia nuovi spot pubblicitari anti crisi.

Giovani Democratici, Raciti è il segretario
Oltre 120.000 i ragazzi che hanno votato il 21 novembre.


INTERNAZIONALE
"Idee coraggiose contro la crisi"
Obama presenta il suo team economico.

Thailandia: l'opposizione assedia il parlamento
L'epilogo di due anni di tensioni.


MAGAZINE
Donne: più diritti contro le violenze
PD: "Governo stanzi fondi per piano d'azione".

Come rilanciare il lavoro e uscire dalla crisi
Le proposte del PD per un nuovo Welfare.

Razzismo: a Roma non se ne può parlare
Al Trullo prima aggrediscono gli extracomunitari, poi se la prendono con i giornalisti.

Buon viaggio Sandro
Funerali laici affollati per Curzi.

 




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20 novembre 2008
ECCO LE PRIMARIE DEI GIOVANI!
 
Ciao!
E' arrivato il momento di dare una svolta nella costruzione di un'alternativa per il nostro futuro!
 
Stiamo assistendo al massacro della scuola pubblica; al rifiuto da parte del premier di firmare accordi ecologisti in Europa; al pericoloso ripetersi di fenomeni di razzismo e intolleranza... Ci fermiamo qui per ovvie ragioni di spazio e di tempo, ma l'elenco sarebbe lungo. 
 
Intanto dall'altra parte dell'Oceano il sogno di un mondo migliore ci dimostra che un afroamericano può diventare Presidente degli Stati Uniti, e può iniziare da subito la lotta per le energie pulite, per la pace e per l'estensione dei diritti.
 
PORTIAMO IL VENTO DI CAMBIAMENTO ANCHE IN ITALIA!!!
VOGLIAMO ARIA FRESCA!!!
 
Venerdì 21 e Sabato 22 Novembre
vieni a costruire l'associazione dei GIOVANI DEMOCRATICI!
Con la tua partecipazione cresceranno le energie per costruire un'Italia e un mondo migliore
 
Potrai votare in uno dei seggi indicati qui sotto, oppure alla
FESTA delle PRIMARIE,
un seggio "festaiolo" che sarà organizzato a Lodi, area del Capanno, Venerdì 21, a partire dalle 21:30.
Il seggio chiuderà alle 23:00, ma la festa continuerà tutta la notte!
 
Ovviamente alla festa sono invitati anche tutti coloro che avranno già votato negli altri seggi.
 
Puoi trovare ogni info sui candidati su www.gdlombardia.it
 
Potranno votare tutti i cittadini, italiani o immigrati, che sono residenti nella Provincia di Lodi e che hanno un'età compresa tra i 14 e i 29 anni.
 
Ecco i luoghi e gli orari in cui potrai partecipare al voto:

 

Luogo seggio Giorno apertura Orari apertura/chiusura
FESTA DELLE PRIMARIE
Lodi, via Taramelli 8/10
(area del Capanno)


ven 21 21-23
Lodi, via Incoronata 3,  (Sezione Pd Lodi) ven 21
14.30-19.30
Lodi, via Incoronata 3,  (Sezione Pd Lodi) sab 22 10-12.30   //  16.30-19.30
Lodivecchio, via della Pace, sala "Il Centro" ven 21 17-19
S.Colombano, via Lanzani, Sezione PD ven 21 17-19
Codogno, via Trimerio, sede del "Popolo Codognese" ven 21 18-19
 Codogno, via Trimerio, sede del "Popolo Codognese" sab 22 10-12  //  16-19

 
 
...E NON PERDERTI LA FESTA DI VENERDI' SERA!!!
18 novembre 2008
Dal PD Nazionale
 

Il Paese prima di tutto
"L'elezione di Obama ha cambiato alla radice la storia politica che viene dal '900". Walter Veltroni, nel suo intervento alla giornata di studi promossa dal Partito Democratico su elezioni americane e crisi finanziaria, parla del grande passaggio che la storia si trova ad affrontare: il memorabile voto americano, ora tanto carico di aspettative, e una crisi finanziaria ed economica dai risvolti imprevedibili e preoccupanti. Due eventi che, proprio perché così radicali e di segno opposto, possono rappresentare una reale cesura capace di determinare un nuovo tempo della storia.

Un tempo che si caratterizza dalla necessità , sottolineata proprio dall’esperienza d’oltreoceano, di “due grandi campi politici che diano risposte a questa società e non a quella del Novecento. Prima si comporranno “meglio sarà per l'Europa". Da questo punto di vista il Partito democratico, sottolinea Veltroni, "è una grande forza democratica libera dai condizionamenti del passato che fa politiche anche più radicali" dei partiti tradizionali. Secondo il leader democratico dunque, bisogna saper "mettere insieme le energie migliori" che ci sono in campo capaci "di mettere a punto nuove risposte che devono caratterizzare due nuovi campi" politici. Questa è la scommessa del Pd: “costruire una grande forza democratica, libera dai condizionamenti del '900 capace ad esempio di fare politiche inclusive più libere. Perché la cosa peggiore non è la moderazione, ma il moderatismo del '900 in caccia di legittimazione".

Ma “il nuovo tempo della storia”, come titola l’appuntamento organizzato dal PD, non passa solo attraverso la riorganizzazione della politica ma anche attraverso un nuovo e responsabile approccio verso l’economia. Per il segretario democratico alla "grave crisi economica e finanziaria", infatti, si deve rispondere con "un nuovo modello di regole" che disciplini il mercato e al cui interno, però, viga "la massima libertà e nuovi e più avanzati sistemi di concorrenza".

Prima, però, bisogna affrontare la grande crisi attuale che rischia di far implodere l’economia. Per farlo, Veltroni indica quattro interventi prioritari a sostegno della crescita: "innanzitutto la riduzione delle tasse, agendo subito su quelle sul lavoro" e quindi "sostenere in consumi delle famiglie"; in secondo luogo, bisogna mettere in atto "una politica europea di riduzione dei tassi, per ridare ossigeno alle imprese". In terzo luogo, prosegue Veltroni, "serve una politica di investimenti e di sostegno alla competitività". Infine, è necessario agire "sulla riduzione della spesa pubblica, da praticare seriamente, non attraverso spot o annunci ma con un'operazione di risanamento drastico". La ricetta del Partito Democratico dunque è chiara: "bisogna puntare su ricerca, innovazione e infrastrutture”.

Walter Veltroni chiede al governo di varare subito misure anticrisi, mettendo in conto anche un rinvio del pareggio di bilancio, come hanno deciso di fare altri Paesi europei quali la Germania. ''E' urgente - ha puntualizzato il leader del Pd - una politica di crescita” ed è drammatico che dal governo non arrivi nulla in questo senso. “Non c'è - sottolinea Veltroni - né il decreto per le banche, né una misura per le famiglie e l'economia. Il governo - ha proseguito - ha parlato di 80 miliardi, ma non si capisce dove sono, forse sbucano dalla finanza creativa''.

E’ duro il giudizio di Veltroni sul governo: primo perché povero di soluzioni reali per il futuro del Paese; secondo perché l’esecutivo sta commettendo ''un grave errore'' nel pensare di affrontare la crisi economica cercando di dividere il Paese. ''La ricerca di convergenze - rivendica Veltroni - non può essere affidata solo all'opposizione, anche se per noi è facile, perché per noi c'e' il Paese prima di tutto''.

Le soluzioni proposte dal PD, però, non possono prescindere da una politica a livello globale, che eviti un "neopopulismo” che prenda il posto del parlamentarismo, a causa della rottura del rapporto tra controllo e decisione. E’ questo il pericolo maggiore che il segretario PD vede sia in Europa che nel mondo. "Va configurandosi una nuova democrazia totalitaria – dice - in cui viene meno l'equilibrio tra le funzioni di governo e il controllo parlamentare" perché "le regole della democrazia vengono considerate da chi è al potere e dall'opinione pubblica, bisognosa di risposte in tempi rapidi e certi, una sorta di ostruzione" alle decisioni. Per questo è necessario perseguire un nuovo sistema di equilibrio che va raggiunto con una profonda innovazione senza la quale nelle società europee il parlamentarismo di tipo tradizionale rischia di essere travolto da una forma di neopopulismo".

Il segretario del Pd sostiene che "non c'e' globalizzazione senza governo mondiale, perché globalizzazione e nazionalismo non stanno insieme ed è stato questo uno dei principali errori di Bush". Al tempo stesso,"per l'Europa questo rappresenta una grande sfida: abbiamo bisogno di favorire la costruzione di soggetti continentali e di un'Europa che parli con una voce sola", insomma è necessaria "un'Europa più forte".




permalink | inviato da Mattia8 il 18/11/2008 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 novembre 2008
Il Lavoro secono il PD
 


IL LAVORO AL PRIMO POSTO


Con la manifestazione Nazionale del 25 Ottobre u.s. il Partito Democratico ha inteso mettere al centro le proprie proposte per lo sviluppo ed il lavoro del nostro Paese in una fase in cui gli effetti della crisi finanziaria internazionale stanno provocando forti ripercussioni sull'economia reale, colpendo le imprese, il lavoro, le pensioni.


Il Partito Democratico della Provincia di Lodi, sulla base della forte attenzione che le Istituzioni del territorio, Provincia ed Enti Locali, hanno indirizzato a questi temi con la attivazione del Piano Strategico della Provincia di Lodi, intende farsi promotore di un confronto con i Soggetti Istituzionali, le Associazioni di Categoria e le Organizzazioni Sindacali per approfondire e confrontare le proposte avanzate su questi temi.


VENERDI 21 NOVEMBRE 2008

ALLE ORE 17 - PRESSO IL SALONE DELLE ACLI0

IN VIA MARSALA N. 27 - CASALPUSTERLENGO


SI TERRA' UN INCONTRO CON LA PARTECIPAZIONE DELL' ON. LE

CESARE DAMIANO

CAPOGRUPPO COMMISSIONE LAVORO CAMERA DEI DEPUTATI

E VICE-MINISTRO DEL WELFARE DEL GOVERNO OMBRA



INTERVENGONO:

On.le Osvaldo Felissari - Presidente della Provincia di Lodi

Lorenzo Guerini - Sindaco del Comune di Lodi e Presidente ANCI Regione Lombardia

Gianfranco Concordati - Consigliere Regionale




SONO PRESENTI E PORTANO IL LORO CONTRIBUTO:

- I Rappresentanti delle Associazioni di Categoria dell'Industria, del Commercio, dell'Artigianato e dell'Agricoltura;

- i Segretari Generali delle OO.SS della Provincia di Lodi Campagnoli, Uccellini e Castellone;

- il Sen. Gianni Piatti;

- il Sindaco di Casalpusterlengo Angelo Pagani;

- Giuseppe Russo Segretario Provinciale PD;

- Alessandro Manfredi Segretario Organizzativo PD;

- Federico Moro Portavoce del Circolo di Casalpusterlengo.





permalink | inviato da Mattia8 il 15/11/2008 alle 21:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 novembre 2008
Festa a San Martino in Strada
Cara Amica, Caro Amico,
 
La grande manifestazione tenutasi a Roma il 25 Ottobre ci ha mostrato un Partito Democratico vitale e con una solida base popolare, come da tradizione per tutte le forze del centro-sinistra.
 
Nonostante la sconfitta alle elezioni politiche dello scorso Aprile, il nostro sogno di un nuovo Paese e di una nuova Politica è più vivo che mai, specialmente di fronte ad un Italia che, come ha detto giustamente Veltroni, è migliore della destra che la governa.
 
Noi del Circolo PD di San Martino in Strada vogliamo dare il nostro contributo organizzando la prima Festa Democratica, in cui sarà possibile incontrarsi e, poiché inizieremo la campagna di tesseramento, aderire al Partito Democratico. 
 
Durante la serata ci sarà musica dal vivo e si potrà ballare, metteremo a disposizione un piccolo rinfresco e faremo girare la ruota della fortuna mettendo in palio premi gastronomici.
 
Ti invitiamo a conservare questo invito e a presentarlo all’entrata della Festa: riceverai il biglietto d’ingresso in omaggio.
Non mancare questo appuntamento, un’altra Italia è possibile e la possiamo fare insieme.
 
A  presto,                                                                                                    
 
Luca Marini
Portavoce del Circolo PD
di San Martino in Strada



permalink | inviato da Mattia8 il 15/11/2008 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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